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Saliamo su uno dei nostri furgoni, quello rosso, che funziona meglio. È stipato di sacchetti di pane. Venticinque panini allungati per sacchetto, oppure trenta rotondi, per circa due chili, prezzo settantacinque gourde haitiani, pari a ottanta centesimi di dollaro. Gente vede il pane, fa un gesto, chiede il prezzo, tasta la merce, compra. Chi uno, chi due, tre sacchetti. La vendita va molto bene.

Il forno stanotte ha funzionato a pieno ritmo. Dovevano produrre pane per due sacchi di farina, Sacchi da cinquanta chili ciascuno, ma considerata la facilità di vendere il prodotto di un sacco ieri, stanotte hanno prodotto per tre sacchi e mezzo. Persone determinate, i miei panificatori haitiani, ai quali è stata offerta un’opportunità, la stanno sfruttando con energia, fretta, compiendo ogni giorno il passo più lungo possibile. Mi piace. Questa è la Haiti che mi piace! Il forno HEUREUX PAIN è una grande sfida alle leggi dell’impossibilità haitiana. Abbiamo rilevato un forno da anni inattivo. Abbiamo scommesso gli ultimi dollari su una generatrice, una pressa, i fondi di avviamento. Nella testa dei miei haitiani, entro un anno si arriverà a un consumo di cinque tonnellate di farina al giorno, un quantitativo enorme. Significherebbe quintuplicare le macchine, la capacità produttiva attuale, avere un parco clienti consistente, una flotta di veicoli. Significherà offrire un posto e uno stipendio dignitoso a molte persone.

Sto sbollendo la rabbia per aver trovato ieri il nostro generatore a secco. Lo avevamo riempito con sette galloni di gasolio, trovato a fatica, appena due giorni fa. Contro gli accordi, qualcuno ha usato il generatore del panificio di nascosto, almeno dieci ore al giorno. Il contatore delle ore di esercizio parla chiaro. Ci sono duecento ore di esercizio non giustificate in venti giorni.

  • Mon ami, perché avete usato il generatore del panificio?
  • Non … solo ieri, qualche ora, Mr. Anouch.
  • Ti voglio mostrare una cosa, mon ami (cerco fra le immagini nel cellulare) … guarda qua …
  • Che è?
  • Questa è l’immagine del contatore delle ore, il giorno della consegna … 5155 ore, vedi?
  • … e questa è l’immagine a ieri sera, 5368 … sono 213 ore di utilizzo, mon ami.
  • … voi … avete acceso molte volte, Mr. Anouch.
  • Quattro volte. Noi abbiamo acceso il generatore quattro volte, tre ore ogni volta, il che fa dodici ore nostre. Ne restano 201 vostre. Perché avete collegato il generatore alla vostra rete? Perché non avete chiesto il permesso a me o a Fifine?
  • Perché io sono il Direttore della fondazione, non devo chiedere permessi.
  • Non ne avevi diritto, mon ami.
  • Io sono il Direttore, qui.
  • La bolla ferie ha un suo direttore. Voi siete partner al 25%. Non avevi il diritto.
  • Io sono il Direttore.
  • Mon ami. Dovevi chiedere al direttore, che è Fifine. Non avevi il diritto.

 

Chiedere a una ragazzina. In un mondo dove gli uomini comandano. Più che un insulto, alla mente del Direttore la nozione di dover chiedere a Fifine giunge come un assurdità, un paradosso. Il Direttore mi guarda. Non starai dicendo sul serio. Restituisco lo sguardo. Non mi muovo da qui finché non è chiarito.

Il Direttore non regge il mio sguardo. Abbassa gli occhi. Non gli sembra vero. Davvero sto mettendo in discussione il suo potere assoluto, di Direttore, di Maschio?

  • Noi non abbiamo problemi a farti usare il generatore, se può esserti utile, mon ami. Però a questi ritmi, fra neanche tre mesi sarà il momento della manutenzione, e chi la pagherà? Se si rompe un pezzo, chi pagherà?
  • Ma noi … può succedere qualche volta, al massimo.
  • Dieci ore al giorno di media, da quando è arrivato. Ti sembrano qualche volta?
  • Non possono essere così tante ore.
  • Le immagini parlano chiaro, mon ami.
  • Forse qualcuno dei miei uomini, senza chiedere …
  • È la tua organizzazione, mon ami. Sei responsabile dei tuoi uomini.
  • Ieri avevamo fatto il pieno. Sette galloni di gasolio. Oggi siamo fermi perché il generatore è a secco, senza che noi l’abbiamo usato. Il gasolio non si trova. Il forno non può produrre. Ti pare giusto?
  • Che proponi, Mr. Anouch.
  • Noi segneremo le nostre ore. Il resto delle ore sarà a vostro carico. Gasolio. Riparazioni. Eccetera.
  • Mi pare giusto. Posso essere d’accordo.
  • Vedi che è semplice. Sono contento. Però, mon ami, non devi mai più fare una cosa dietro le nostre spalle.
  • Dietro le vostre spalle. Io non l’ho vista così.
  • Lo abbiamo saputo dopo venti giorni, solo perché Fifine per errore è dovuta tornare alle undici del mattino, e l’ha visto acceso. Avete avuto venti giorni per dircelo.
  • Comunque, Mr. Anouch, a Fifine devo dare una scrivania, un laptop.
  • Per fare cosa, mon ami.
  • Così può aprire un foglio Excel, e inserire i dati.
  • Non se ne parla. Per il 25% che avete, l’amministrazione è a carico vostro.
  • Non penserai che io accetti delle ricevute cartacee, Mr. Anouch.
  • Fifine dorme tre ore per notte, per seguire personalmente la produzione. Poi va a vendere, personalmente. Poi va a comprare la farina. Vuoi che utilizzi le tre ore di sonno che le restano per fare il vostro lavoro?
  • Ma i dati ci servono.
  • Servono anche a noi, se è per questo. Certo. Avrete i dati su foglio scritti a mano, e farete dei bellissimi rapporti.

 

Da un lato, una conversazione del genere mi deprime. Dall’altro, mi galvanizza. A freddo, mi domando se il signor Direttore non ci butterà fuori prima o poi.