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I racconti di Janusz
dall'Isola della Gonave.

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Siamo un gruppo di vecchi amici che supportano Janusz Gawronski, imprenditore italiano, il quale ha intuito che la povertà si affronta anzitutto andando a vivere fra gli ultimi, a casa loro, per un tempo sufficientemente lungo da consentire la crescita della comprensione, la nascita della fiducia, l’inizio di un ragionamento sulla propria condizione.
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Verso la Gonave. L’autista attraversa un mercato a velocità elevata. Un uomo attraversa. Freniamo come possiamo, lo prendiamo in pieno. Rotola avanti. Si rialza. Nessuno si muove. L’uomo si spolvera, raccoglie un machete, si allontana imbarazzato. ... Vedi di piùVedi meno

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DIARIO – 2018.01.16

Inevitabile stupirci al sopraggiungere di una donna che conosciamo come venditrice di pesci, una sessantina dalla faccia generalmente appesa, una che una volta si presentò con una scottatura estesa su tutto il tronco, procurata accidentalmente con il basculamento di una marmitta di zuppa rovente, e l’abbiamo impomatata per settimane, la quale sessantina si fa presso di noi sul lato est della piazza, me e il presidente Mardi, porgendo, improvvisata postina, una busta da ufficio, a quanto pare usata per la prima volta. Benché immateriale, richiama attenzione che la busta non rechi indicazione del destinatario, ad esempio Anouch, o Mardi, o GasMuHa, bensì del mittente, indicato per storto, occupando per intero lo spazio frontale, scrittura in blu, carattere corsivo, arrotondato, sbrigativo o malcerto: “Le Comité de gestion et de développement de Port-De-Bonh.”. All’interno un foglio di quaderno a righe fine, strappato storto, e:
“A Mr Januz.
L’aspettiamo alla scuola metodista fin da adesso
Siamo già disponibili e disposti
Grazie
Le Comité de gestion … (eccetera)”.

Alla scuola ci aspettano in molti, una specie di tribunale di villaggio. Hanno sistemato i banchi sotto la tettoia esterna del corridoio a sud, fuori dalle classi. I banchi non sono rivolti verso di noi, ma verso il dominus della serata: preside della scuola metodista, politico di mezza tacca, guappo insidiatore di femmine, rispondente al nome di Paulner. Il quale a noi ha riservato una posizione molto strana: una panca, al lato di questa classe impropria, però posizionata un metro più in basso, nel cortiletto interno. Facciamo per sederci. Esitiamo. Infine Mardi si piazza dietro, sullo zoccolo opposto, alla stessa altezza degli altri.
- Bonsoir … - inizio io.
- Bonsoir … - rispondono tutti.
Mi fa strano parlare dal basso in alto. Il mio corpo si muove con un certo disagio. Cerco una soluzione. Mi alzo e vado accanto a Mardi. Evena resta dov’è.
- Che bello vedervi così tanti! Siete tutti membri del nuovo Comité?
I membri del neonato Comité annuiscono, in un coro silenzioso.
Prende la parola Paulner, preside della scuola metodista e politico più in vista nella zona:
- Bonsoir Anouch e tutti, grazie per essere venuti …
- Io: il piacere è nostro, Maitre Paulner …

Ci scambiamo sguardi con Mardi e Evena. Andremo avanti per alcuni minuti con convenevoli haitiani.

Ci alziamo. Viene detta una preghiera. Ci sediamo.

Molto scolasticamente, il politico inizia con un appello dei suoi, come se passasse in rivista divisioni armate. I volti sono seri. Anche se non si è a scuola, ed è strano iniziare da un appello formale, chi è chiamato volenterosamente risponde. Mi imprimo i volti, per lo più ben conosciuti. C’è Wilson, manovale straccione, che ultimamente mi ama molto. C’è Jean Jean, manovale testafina. C-[ Renel, ed Enoch. Mi colpisce la presenza di Ouidna, ragazza remissiva e intimidita.

Evena, disturbatrice scientifica, mi sussurra qualcosa. Avvicino l’orecchio, le chiedo discretamente di ripetere. Mentre lei ripete, Paulner mi riprende, chiamandomi per nome, chiedendomi di seguire l’appello con attenzione. Mi scuso, prometto attenzione, estraggo un quadernetto e una penna per prendere appunti, si riprende. Una ragazza sulla trentina, giunti al suo nome, risponde senza convinzione. Deve essere fuori da scuola da almeno quindici anni. Avrà perso l’allenamento a questa essenziale attività. Paulner la biasima. Paulner coglie l’occasione per chiedere da quel momento a chi è chiamato di rispondere “presente” dopo essersi alzato in piedi. La donna, colta nella situazione, non sa se il suo momento è passato. Esita, avendo già risposto. Lui zitto. La donna capisce di essere ancora sotto interrogazione. Si alza, facendo il gesto che lui si aspettava. Paulner sorride compiaciuto: è riuscito a fare alzare una donna. Dei successivi, uno solo la imiterà.

Paulner è la versione molto casareccia di un attore di Hollywood. Sovrasta qualunque altro maschio del villaggio per aspetto – da mastino napoletano -, per oratoria, tono di voce, piglio, attitudine al comando. Il suo obiettivo è sminuirmi, pubblicamente, per poter comandare sui nostri fondi. Il mio è sminuirlo, pubblicamente, attraverso il ragionamento: quel tanto che serve perché si possa lavorare bene fra uomini liberi. Mi annoto mentalmente che dopo Paulner, anche il secondo in comando ha un portamento cinematografico, gli assomiglia.

Paulner passa a illustrare il nuovo CGDP. Io mi complimento per l’elevato numero dei componenti, per la presenza anche della comunità cattolica.
- Bravi, - dico con enfasi – il fatto che siate numerosi fa pensare che avete intenzioni serie!

Paulner spiega che il CGDP rappresenta tutto il villaggio. Lo interrompo per domandare se in ventiquattro ore da quando hanno deciso di costituirsi hanno fatto in tempo a fare delle elezioni. Risponde che no, ma che ogni persona ha dietro di se il consenso di molti altri.

Paulner spiega che il nuovo CGDP nasce per occuparsi di – prende fiato prima di dirlo – sanità-educazione-sanitizzazione-elettricità-strade-mercato-rischi-uragani-povertà-latrine-protezione dei contadini. Il sottotesto ci giunge chiaro: qualunque cosa tu voglia fare, da adesso devi passare attraverso noi. Fa una pausa e mi guarda, soddisfatto. Resto inespressivo. Si sente incoraggiato. Riattacca. Nostro preciso intento è quello di arrestare e impedire ogni forma di sviluppo non controllato da noi, sviluppo individuale …
- Scusa, - lo interrompo – che cosa è lo sviluppo individuale? Io conosco lo sviluppo, e basta.
- Ottima domanda!, - alza il dito, cercando una risposta – individuale è …
- … ti aiuto io, Paulner, - lo incalzo – le case che abbiamo costruito per Annete, Andrena, Edna, rientrano nel cosiddetto sviluppo individuale?
- … beh, potrebbero …
- Perché in questo caso, - proseguo, scandendo le parole perché tutti capiscano – devo chiarire che noi siamo due organizzazioni indipendenti, è chiaro?
- Indipendenti?
- Il CGDP vuole prendere ordini da noi?
- Certo che no!
- E noi neanche … noi non comandiamo il CGDP, il CGDP non ci comanda. Chiaro?
- … giusto!, - mi viene dietro – nessuno comanda nessuno!
- Noi di GasMuHa ci riserviamo di lavorare con voi, come anche con l’associazione dei pescatori, e persone individuali. Lavoriamo ovunque riteniamo possa essere nell’interesse di qualche persona o gruppo particolarmente povero.
- …
- Lavoreremo con voi se lavorerete bene, altrimenti no, ognuno per la sua strada.
- Ma noi siamo pieni di persone molto serie!
- Certo! Però in un anno, noi ci siamo presentati con le opere realizzate: l’abbeveratoio, l’acquedotto, la tettoia, l’illuminazione, le prime case, la clinica.
- …
- Voi invece siete nati oggi. Dovete ancora dimostrare il vostro valore.
- …
- Voi dovete dimostrare di saper lavorare come squadra.
Si infiamma la riunione. Tutti vorrebbero parlare. Mi piace che tutti partecipino. Paulner è fuori dal suo elemento. Non è abituato a essere dominato sugli argomenti. Le mie parole sono sembrate dure, ma sono state necessarie, per non partire con il piede sbagliato con la prima espressione di organizzazione popolare che il villaggio si sia mai data. Lui mi guarda, senza più sorridere. Questo CGDP, apportati gli opportuni correttivi, potrà essere un attore molto utile per la popolazione.
- Paulner, voglio essere perfettamente chiaro: noi continueremo a fare attività di supporto ai più poveri, senza chiedere il permesso al CGDP. È chiaro?
- …
- Voglio proporti alcune regole per lavorare bene … posso dire?
- … Dicci, Anouch.
In breve, propongo al Comité
a) Che in qualunque decisione i più poveri siano al primo posto. Paulner è stupito da questo concetto. Chiede che ripeta. Ripeto. Gli interessi dei più poveri della comunità sono al primo posto. Per noi è così. Se volete lavorare con noi, questo deve essere accettato. Immagino che lui stesse pensando più a uno sviluppo ad uso della classe media, vale a dire di se stesso e amici. Non sa che dire. Infine concorda che ovviamente i poveri vengono per primi. Le sue truppe, stupite, approvano rumorosamente.
b) Che non ci siano più attacchi alle mie persone. Cito esempi fino ai giorni scorsi. Indico persone presenti, incluso Paulner, che in passato hanno chiesto l’allontanamento di Evena, di Mardi. Paulner sa di essere in torto. Arde la polemica. Chiarisco che non cerco lo scontro, ma chiarezza. Esauriamo il punto. Arriviamo all’inevitabile determinazione di non parlare più del passato. Iniziamo a sorridere. La Riunione sta prendendo la direzione giusta.
c) Che il lavoro dei membri del CGDP sia sempre e solo volontario, e comunque non pagato da noi. Paulner & Co accennano indignazione, confermano che ovviamente lavoreranno gratis. So per certo che l’obiettivo era inverso. Per nostra fortuna la nostra controparte è debole sui ragionamenti e qualche volta si fa mettere nel sacco.
d) Che i manovali del CGDP lavorino, diversamente dal passato, a tariffe preferenziali, quando si tratta di opere per la comunità. Memori di passate schifezze, anche qui la polemica divampa. Jean Jean nega di aver mai preteso 150 dollari haitiani al giorno. Evena dice: ho le tue ricevute firmate. Concetto chiarito.
e) Che il CGDP, se propone a GasMuHa un progetto, arrivi già con il 20% delle risorse a proprio carico: in danaro, in terre, in ore di lavoro. Questo è una vera bomba per loro, o almenbo per i capi, che si aspettavano di poter dominare un gruzzolo, piccolo o grande. Ne parliamo a lungo. Nelle loro testa albeggia il concetto: GasMuHa non finanzierà alcuna loro idea, se non ne dimostrano l’importanza mettendoci vere risorse proprie.

Mentre stendo queste note, mi accorgo di raccontare una specie di riunione di condominio, noiosa come tutte le riunioni di condominio. In realtà ci siamo divertiti molto, c’era molto in gioco: il potere sul villaggio, la nostra indipendenza, la possibilità di fare cose utili anche con loro.
Dei molti temi toccati successivamente, voglio raccontare solo della clinica.
- Per la clinica, - domanda Paulner – che intendete fare?
- Abbiamo i fondi per aprire …
- Esattamente quanti fondi?
Paulner è da sempre ossessionato dalla cassa. Vorrebbe gestirla, controllarla, averla in proprio potere. È vox populi che nelle sue mani i soldi si volatilizzano.
- Guarda, abbiamo stanziato 400 dollari US per l’infermiera …
- Quanto dici? – reagisce di scatto il politico – Elira, prendi nota, prendi nota! 400 per l’infermiera! Poi?
- 400 per lei, 700 per il medico che vi abbiamo presentato …
- Quello! – esplode Paulner – un ciarlatano! Non è un medico, quello!
Ecco Paulner in versione umiliazione-dell’avversario.
- Non so se sia un ciarlatano, Paulner … i documenti li ha, e sembrano a posto … voi potete aiutarci…
- Sull’amministrazione dei fondi, certo, - dice Paulner.
- No grazie, sulla gestione siamo capaci noi …
- Ma possiamo aiutarvi!
- Ma credimi, non serve.
- ….
- E non credo che siate capaci …
- …
- Siete appena nati
- …
- Non avete mai gestito una clinica …
- …
- Vi esporreste a gravi rischi ….
- Gravi rischi, vero! – conclude Paulner, gli altri muti – la gestione dovete farla voi!
- Sì, è meglio, davvero. Invece potete rendervi utili analizzando bene i titoli del ciarlatano … (risate: Anouch usa il termine spregiativo di Paulner)
- …
- … è una vostra responsabilità … noi abbiamo cercato e trovato i soldi, abbiamo a budget 700 dollari al mese, abbiamo perso il tempo e trovato il medico … il ciarlatano … (ancora risate) 700 per lui o per un qualunque altro medico, se il ciarlatano non vi piace …
- ….
- Tenendo presente che noi apriremo la clinica solo quando sarà presente un medico
- …
- Perché l’infermiera non ha la capacità di fare prescrizioni, e potrebbe mandare qualcuno al creatore
- … sì, qualcuno al creatore!
- Bene. Siamo d’accordo. Quindi è responsabilità vostra. Lo vedete, lo analizzate, e decidete se per la comunità va bene.
- …
- Se non va bene il ciarlatano, sta a voi trovarne un altro
- …
- Finché non lo trovate, niente clinica.
- …
- Se posso darvi un consiglio: se il ciarlatano dovesse essere appena accettabile, se non avete altri candidati, forse vi conviene scegliere lui, per sei o dodici mesi, e vedere come si comporta …
- …
- La clinica aprirà, - concludo – quando avrete scelto un medico, che non potrà costare più del ciarlatano. Prima fate, prima si apre.

Questo resoconto un po’ noioso dà un’idea della fatica e bellezza quotidiana della nostra presenza al villaggio. Uscendo, gli spiriti erano alti perché il nuovo CGDP ha ottenuto due cose importanti. Intanto, ha capito come lavorare con noi, il che era il loro unico desiderio, viste la serietà i progetti e le risorse già esibiti da GasMuha. Inoltre, hanno ottenuto la concessione più ambita: di poter sperare di ricevere dei (piccoli) fondi da gestire in prima persona. Alle nostre condizioni. Faremo le pulci sui preventivi. Imporremo dei tempi di realizzazione. Li testeremo su qualcosa di piccolo: una prima batteria di dieci docce e wc. Non potranno perdere la faccia.

Ho in mente alcuni volti. Ebens: perennemente polemico, stavolta felice. Rodney: sollevato di aver ritrovato una modalità di relazione con Anouch. Paulner: non ha ottenuto il dominio, ma almeno il rispetto del suo avversario. Enoc: sguardo di un gatto che ha preso il topo. Il mio amico Mardi: in un certo senso non è cambiato nulla, solo che adesso abbiamo qualcuno che ci toglierà le castagne dal fuoco. I membri di questo comitato straccione (shit-hole, per dirla con lo shit-president Trump) hanno seguito il proprio istinto politico, di occuparsi della cosa pubblica. Questo è bene. Si sono posti il problema. Hanno fatto personalmente un passo avanti. Forse è il risultato più bello di quasi due anni di lavoro al villaggio.
Hanno anche meglio compreso come rapportarsi a noi, dopo le frustrazioni a mezza bocca dei “bianchi che fanno quello che gli pare”, laddove i bianchi agivano con alcuni di loro, che a loro, per gelosia, non piacevano: i bianchi costruivano case per il povero X o Y, senza chiederci il permesso, senza che qualche dollaro ci voli in tasca, senza che il merito pubblico sia nostro. Si dice sviluppo, si pronuncia desiderio di auto-promuoversi. Se qualcuno pensava di poterlo fare a spese dei bianchi, ora hanno capito che non siamo un bancomat, ma una opportunità: di imparare a lavorare con precisione, imparare a ragionare e lavorare per il bene comune.
Questa riunione mi è costata un tour de force di andata e ritorno in 24 ore fra Port-au-Prince e l’isola. Visti i risultati, nonostante gli inevitabili ulteriori scontri che avremo con Paulner, ne è valsa davvero la pena!
Salgo in barca, una birra in mano. Vado più presto che posso in aeroporto, da Virginia.
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Amici, abbiamo iniziato la progettazione del futuro: un piccolo ospedale, una scuola, un mercato, un rifugio per gli uragani. E poi acqua potabile, una cella frigorifera, e altro. Questo pane, per noi materiale, per loro è pane spirituale.

Buon Natale!
Janusz Gawronski e Virginia Furstenberg
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Fra qualche ora partenza per Haiti. Io e Virginia. Breve visita per abbracciare le persone più care. ... Vedi di piùVedi meno

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